Un impegno concreto della Regione sul fronte della non autosufficienza.. E’ l’appello che il segretario UilP Piemonte, Francesco Lo Grasso, rivolgerà agli assessori regionali Maurizio Marrone e Andrea Tronzano, venerdì 5 giugno alle 13, presso il palazzo della Regione Piemonte.
L’incontro, inizialmente programmato per giovedì 21 maggio, è stato posticipato dalla Regione. Un segnale che lascia alcune perplessità sull’intenzione effettivo di affrontare un tema tanto delicato quanto fondamentale per le tanti piemontesi che attendono lo sblocco dei fondi per poter accedere all’assistenza e alle cure.
Il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, infatti, non è ancora operativo ed è ancora al vaglio del ministero dell’Economia e delle Finanze. Una situazione che impedisce al Governo di procedere con le assegnazioni alle Regioni e, di conseguenza, alle Regioni di trasferire le risorse agli enti gestori, cioè consorzi socio-assistenziali e Comuni.
«Siamo di fronte a un ritardo che rischia di ricadere sulle persone più fragili e sulle loro famiglie», dichiara Lo Grasso. «Per questo abbiamo chiesto alla Regione Piemonte di valutare l’anticipo di risorse proprie sulla non autosufficienza. Non si può lasciare scoperto un ambito così delicato, soprattutto in una fase in cui molte famiglie stanno già incontrando difficoltà enormi».
Secondo la Uil Pensionati Piemonte, il tema non può essere rinviato. Le risorse statali per il 2025 e 2026 sono ancora in sospeso. «Gli assessori alle Politiche sociali e al Bilancio possono e devono chiedere al Governo di chiudere rapidamente una pratica partita già in ritardo», sottolinea Lo Grasso. «Ma nel frattempo la Regione Piemonte deve fare la propria parte. Altre Regioni hanno messo in campo azioni di sostegno alla non autosufficienza. Il Piemonte e le Marche, invece, risultano tra le realtà prive di risorse dedicate in questa fase. È una contraddizione evidente per una Regione che rivendica l’autonomia differenziata».
Il rischio, per la Uil Pensionati, è che l’assenza di fondi colpisca direttamente il sistema di sostegno alla persona. «Quando una famiglia ha bisogno di una badante o di un servizio di assistenza per una persona non autosufficiente, ogni taglio pesa sulla vita quotidiana», afferma Lo Grasso. «Se mancano le risorse, si comincia a ridurre proprio ciò che serve di più: l’assistenza domiciliare, il supporto ai caregiver, i servizi territoriali».
La situazione è particolarmente delicata nei territori più piccoli e nei Comuni medio-piccoli, dove i servizi sociali vengono gestiti attraverso i consorzi. «Non si può pensare che siano sempre i territori a tamponare l’assenza di risposte strutturali» sottolinea Lo Grasso, che richiama anche l’attenzione sulla necessità di presentare correttamente «il Piano regionale per la non autosufficienza», passaggio indispensabile per ottenere l’assegnazione delle risorse.
«Le rendicontazioni degli enti gestori devono essere precise e coerenti con gli ambiti territoriali sociali: se almeno il 75 per cento della rendicontazione non risultasse corretta, la Regione rischierebbe di non ottenere i fondi. È fondamentale che la Regione sia pronta, che presenti il Piano regionale e che metta gli enti gestori nelle condizioni di lavorare», evidenzia Lo Grasso. «Ma accanto agli adempimenti tecnici serve una scelta politica: trovare risorse per la non autosufficienza deve diventare una priorità».