«Ci sentono, ma non ci ascoltano. Allora dobbiamo diventare noi la lobby dei pensionati: non per difendere interessi corporativi, ma la sanità, il sociale e il benessere diffuso di tutta la comunità». È il messaggio lanciato da Francesco Lo Grasso, segretario della Uil Pensionati Piemonte, intervenendo al congresso nazionale della categoria.
Al centro del suo intervento, il futuro del sistema sanitario piemontese e la necessità di costruire una vera medicina di prossimità in una regione segnata non solo dalle pianure, ma anche da montagne e vallate. Territori dove, ha ricordato Lo Grasso, «un tempo c’erano piccoli ospedali, presidi che poco alla volta sono spariti per ragioni economiche». Una scelta che oggi pesa ancora di più in un Piemonte che invecchia: gli over 65 rappresentano ormai il 26 per cento della popolazione.
Per il segretario della UilP Piemonte serve dunque «un cambio di servizi», con una rete territoriale capace di integrare sanità e sociale, seguire gli anziani e impedire che le cronicità si trasformino in acuzie. Il problema, però, resta il personale. «Il governo, anche attraverso le risorse europee, ha immaginato un sistema in grado di accompagnarci, ma mancano medici, infermieri e tecnici. Qualcuno ha sbagliato la programmazione di queste figure. E io penso che siano stati errori voluti, perché il privato approfitta di queste carenze, così come lobby e corporazioni».

Lo Grasso ha citato anche il ruolo dei medici di medicina generale, definiti «una variabile indipendente del sistema», ricordando l’esperienza delle Usca durante il Covid e le difficoltà attuali per molti anziani nel ricevere visite domiciliari. Le Case di comunità, ha aggiunto, dovrebbero essere «luoghi di integrazione sociosanitaria», ma rischiano di nascere già ridimensionate: «Il governo ci dice che, non essendo in grado di garantire tutto il personale, sarà assicurata una sola Casa di comunità aperta 24 ore su 24 per ogni distretto. Tutte le altre saranno aperte cinque giorni alla settimana, dodici ore al giorno. Così le persone continueranno ad andare negli ospedali».
Altro nodo è la non autosufficienza. Il Piano 2025-2027, ha denunciato Lo Grasso, «non è ancora stato reso operativo» e, nonostante si sia già a metà del percorso, «le risorse non arrivano, non sono né assegnate né trasferite». In Piemonte, ha spiegato, alcuni enti gestori stanno iniziando a sospendere i pagamenti degli assegni di cura, strumenti fondamentali per permettere alle famiglie di continuare ad assistere a casa le persone non autosufficienti. «È una cosa inaccettabile», ha detto.
Da qui il richiamo alla mobilitazione dei pensionati. Riprendendo le parole del segretario nazionale UilP Carmelo Barbagallo, Lo Grasso ha insistito sulla necessità di trasformare il peso sociale degli anziani in forza politica e contrattuale. «Se siamo capaci di far emergere la quantità di ciò che rappresentiamo, non potranno ignorarci. Chiediamo più risorse per la sanità e per il sociale».
Infine, un messaggio alla politica e agli ordini professionali: «Quello che sta accadendo non è frutto dell’ultimo governo. Da tempo il sindacato denunciava che non si stavano programmando correttamente le figure professionali, a partire dai medici di medicina generale. Gli ordini avrebbero dovuto vigilare. Come sindacato confederale, dobbiamo farci ascoltare per difendere il benessere di tutta la comunità».